Video Decapitazione Iraq Scarica

Video Decapitazione Iraq Scarica video decapitazione iraq

Quattro peshmerga curdi sono stati decapitati dall'Isis come rappresaglia al blitz Usa per liberare 70 ostaggi in Iraq. Il filmato di 15 minuti. Dovevamo scaricare il corpo perché gli altri lo vedessero. L'iracheno dice: "​Bene, possiamo anche fare un bel video di decapitazione dato che ha ancora la​. Video choc dall'Iraq: gli jihadisti decapitano un reporter Usa del video della decapitazione di James Foley da parte degli jihadisti dell'Isis in Iraq. Da domani nuovo modulo per l'autocertificazione | Scarica il documento. Beirut - Il video diffuso ieri dallo Stato islamico con la decapitazione del in video si è allungata, raggiungendo il culmine nel in Iraq con le Da domani nuovo modulo per l'autocertificazione | Scarica il documento. Nel video, prima dell'uccisione di Sotloff, il boia si rivolge alla telecamera dicendo: “Obama, sono tornato“. E ancora: “Vattene dall'Iraq”.L 'Isis.

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Foley era stato rapito il 22 novembre Sino al giorno prima aveva inviato reportage e video dal Nord-Ovest della Siria, teatro di violenti scontri tra ribelli e regime di Damasco. Reporter di guerra esperto, Foley aveva già seguito i conflitti in Afghanistan e Libia.

I tre avevano passato 44 giorni in prigionia prima di essere liberati. Sarebbero i componenti di una cellula di jihadisti, di nazionalità britannica appunto, che agirebbero in Siria, a Raqqa in particolare, principalmente come carcerieri di ostaggi stranieri.

Lo sanno tutti che gli americani stanno bombardando le postazioni dell'ISIS, e dal loro punto di vista non c'era nessun bisogno di ricordarlo al mondo.

Se invece il video fosse stato fatto, ad esempio, da qualcuno della CIA, allora ecco che scatta il classico meccanismo dell'excusatio non petita.

E cioè l'uomo della CIA, che costruisce questo video ad arte, con l'intenzione di mostrare al mondo quanto siano crudeli questi jihadisti, sente certamente il bisogno di aggiungere una giustificazione da parte loro, e quindi fa rivedere al mondo le dichiarazioni di Obama.

Lo stesso meccanismo sembra entrare in funzione quando il video mostra un attacco aereo da parte dei droni americani. Questo è un attacco aereo visto dagli americani, e non dagli islamici.

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Se davvero gli islamici avessero voluto denunciare al mondo l'aggressione americana, avrebbero mostrato delle fotografie - magari anche false - di donne e bambini con il corpo dilaniato dalle bombe americane. In fondo, è quello che fanno i palestinesi, quando vogliono mostrare al mondo la crudeltà degli attacchi israeliani dal cielo.

Mostrano le conseguenze, e cioè le immagini dei loro bambini ammazzati e dilaniati, non mostrano le immagini dal cielo delle bombe che cadono. Invece qui, si mostra l'attacco dal punto di vista americano, e l'errore psicologico sembra addirittura accentuato dal bisogno degli autori di aggiungere la scritta "Aggressione americana contro lo stato islamico".

Se gli autori fossero stati dei veri islamici avrebbero scritto casomai "questa bomba americana ha ucciso 40 civili innocenti". Avrebbe cioè, nuovamente, raccontato il fatto dal loro punto di vista, e non da quello americano.

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Poi c'è la parte forse più indicativa di tutte, nel filmato, e cioè il titolo "A message to America". Guardate com'è esteticamente raffinato questo titolo, con la spaziatura delle lettere che bilancia addirittura alla perfezione la riga superiore con quella inferiore. Sembra il titolo di un megafilm di Hollywood, e non certo un titolo qualunque messo insieme nel deserto da un guerrigliero sprovveduto.

Guardate, c'è addirittura la leziosità dell'animazione delle lettere, al suo interno.

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Anche la prima parte del video era piena di trucchetti in stile Hollywood. Guardate che carine queste transizioni fra scena e scena, tipiche dei montaggi più raffinati.

Oppure guardate questi falsi disturbi che sono stati aggiunti al segnale video. Si tratta in realtà di un filtro che fa l'effetto TV, esattamente come è un filtro a creare l'impressione delle linee televisive sul monitor.

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Ma che bisogno c'era di aggiungere questi effetti, ci si domanda, se lo scopo era solo quello di ricordare al mondo l'aggressione da parte americana dei militanti dell'ISIS? Un grezzo guerrigliero islamico, oppure un raffinato montatore di Hollywood?

Veniamo ora al cuore della questione. Perchè la decapitazione non ci viene mostrata? Se davvero lo scopo era quello di spaventare a morte gli americani, non c'era niente di meglio che far vedere Foley che si dimena urlante di dolore, mentre il suo killer gli taglia la gola con schizzi di sangue che vanno dappertutto.

Se invece guardiamo con attenzione le immagini, vediamo che il killer non affonda affatto il coltello nella gola, tant'è che lo muove avanti e indietro per 5 o 6 volte senza che esca un solo schizzo di sangue.

È chiaro quindi che ci fosse fin dall'inizio l'intenzione di montare una macabra messa in scena, ad uso del consumatore.

In tutta probabilità Foley è stato prima ucciso in un altro modo, e poi decapitato quando era già cadavere. Esattamente come era successo a Nick Berg.

Mentre i suoi sicari si accaniscono per tagliargli la testa, si vede chiaramente che Berg è già morto. Non solo il suo corpo non si agita minimamente, ma non c'è nessuno schizzo di sangue vistoso che vada ad imbrattare le pareti o i corpi stessi dei suoi assassini. E' una fine di rivoltante violenza, lunga una cinquantina di secondi, scandita da una macabra ritualità che abbiamo imparato a conoscere.

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Con la vittima reclinata sul fianco sinistro, mentre l'occhio della telecamera e il suo microfono catturano ogni terribile dettaglio, ogni spaventoso suono del lavoro del boia e del suo khinjar, il lungo coltello dalla lama ricurva. Fino al gesto finale dell'ostensione della testa della vittima spiccata dal tronco e quindi deposta nel suo grembo.

Una macelleria per immagini e suoni che al suo apice vede i carnefici di Kim Sun-Il invocare "Allah Akhbar!

Sono i versi della seconda sura del Corano, quella della "Giovenca". Chi ha girato quel video ritiene che il sacrificio dell'ostaggio deve essere insieme occasione e richiamo al dovere religioso della Jihad di ogni musulmano. Quasi a voler dire che non è più tempo di attese. Che è arrivato il momento in cui ciascuno deve impugnare il khinjar".